Parole di Claudio Strinati sulla mostra ÉCLAIREMENTS – Luminanze –

Vahedi appartiene alla mia generazione ed è persiano. Iraniano, naturalmente, ma nella mia mente è un erede possente della tradizione persiana. Ora, io della Persia ho avuto sempre una visione eletta e altissima. L’ho sempre considerata una vera culla della civiltà, un luogo da cui moltissimo ha preso origine, la vera porta che dà accesso all’Oriente e all’Occidente con la stessa magnificenza e la stessa maestà. Da giovane ho imparato precocemente questa lezione e mi è rimasta perennemente impressa.

Ho trascorso un periodo molto lungo di studi in terra turca. La situazione era abissalmente diversa dall’attuale. La Turchia era ancora un mondo profondamente occidentalizzato. Non pronuncio giudizi, non ne sarei autorizzato. Ma ricordo, durante quel periodo di oltre trentacinque anni fa, una serie di incontri con giovani amici iraniani che per tutta una serie di motivi, su cui non voglio dilungarmi, arrivavano in Turchia. Alcuni di loro erano studiosi di archeologia, d’arte, persone coltissime e severe, e con alcuni stringemmo amicizia profonda. Per me quegli incontri sono stati formativi. Ero già grandicello e con varie esperienze dietro le spalle ma sentivo una sintonia e una vera e propria somiglianza con queste persone da cui promanava una dignità, una compostezza, una densità di pensiero veramente incomparabili. Io non conoscevo la loro lingua e loro non conoscevano la mia. Ci intendevamo con quel po’ di inglese che riuscivamo a padroneggiare. È stata una stagione per me memorabile.

Quando ho visto i lavori di Vahedi mi sono commosso e ho lodato incondizionatamente la scelta operata dal Presidente Ducci. Sì, bravo, hai fatto bene a individuare e selezionare le opere di un artista come questo.

E non è facile selezionarle perché la produzione di Vahedi è vastissima, quasi frenetica si potrebbe dire, e spazia su una infinità di tecniche artistiche, dalla pittura alla scultura.

Le sue opere pittoriche mi hanno entusiasmato ma, se possibile, ancor più quelle scultoree e so qui di condividere la diagnosi critica che il Presidente Ducci ha concepito andando a esaminare il lavoro.

L’opera nel suo insieme è vastissima ma le tematiche sviluppate dall’artista sono ben riconoscibili. E il titolo della mostra le riassume tutte, magistralmente. Il balenare di infinite luci, l’energia vitale che sgorga letteralmente dalle sue opere, sono il segnale di una vivacità e una eleganza incomparabili.

Perché qui si vede bene una peculiarità dell’artista. Egli, come gli antichi persiani, è un sapiente ma insieme una persona semplice e diretta, è raffinatissimo e allusivo ma nel contempo esplicito e chiarissimo.

Il suo lavoro sembra poggiare su un sedimento di storia profondissimo e ci appare nativamente spontaneo e rallegrante.

Ho meditato un po’ sulla Biennale di Venezia e debbo ammettere che è un contenitore fantastico e difficile. E ho pensato: ma una esperienza come questa di Vahedi non riflette altrettanto bene il nostro tempo pur presentandosi con somma discrezione e educazione?

Certo il nostro maestro non è un aggressivo. Al contrario è come un saggio filosofo che si impone con l’evidenza delle sue argomentazioni.

Un’esperienza artistica che veramente fa del bene a chi vi si accosta.

Claudio Strinati, 29 maggio 2017

La mostra personale di Hassan Vahedi ÉCLAIREMENTS (Luminanze) è visitabile presso Palazzo Cisterna – Atelier Guglielmo della Porta, a Roma in via Giulia 163, fino al 20 giugno 2017, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. L’esposizione è organizzata dalla Fondazione Ducci, curata da Claudio Strinati e coordinata da Marcella Magaletti.

 

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